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Il cinema... visto da www.viabonanno24.it

Truman Capote: a sangue freddo

Titolo originale: Capote
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: Biografico/Drammatico
Durata: 113'
Regia: Bennett Miller
Cast: Philip Seymour Hoffman, Chris Cooper, Catherine Keener, Clifton Collins Jr., Bruce Greenwood, Bob Balaban, Mark Pellegrino, Amy Ryan

Una notte di novembre del 1959 quattro componenti d’una famiglia di agricoltori vennero ammazzati nel sonno nella loro casa vicina alla città di Holcomb, nel Kansas. Truman Capote, scrittore americano, lesse la notizia, ne venne colpito e chiese alla rivista “New Yorker” di poter scrivere un articolo su quella strage orribile.

Partì per il Kansas accompagnato dall’amica d’infanzia Nelle Harper Lee, pure lei scrittrice e in seguito vincitrice del Pulitzer con “Il buio oltre la siepe”, che doveva aiutarlo nelle ricerche. Presto si accorse che un articolo non sarebbe bastato: il libro uscito poi nel 1966 dopo sei anni di lavoro, nuovo esempio di romanzo-verità, intitolato “A sangue freddo”, fu un grandissimo successo internazionale.

Questa è la trama dell'opera. Se poi volete anche sapere il mio giudizio, beh, chiedete davvero troppo visto che ho dormito per quasi tutta la durata del film (e maledetti quei due spari che mi hanno svegliato proprio nel bel mezzo dei miei sogni!). In compenso sono sicuro che qualche mio amico potrà darvi il suo autorevole parere critico ed esprimere un giudizio approfondito e motivato, vero Lorenzo? :-p

Voto: n.d.
  • 5/10/07 18:37  
    Anonymous Lorenzo ha detto...

    Non capisco perchè non abbia dato il tuo giudizio sul film....in fondo, entrambi abbiamo visto di quella pellicola il giusto: i 15 minuti iniziali e i 15 finali! :)



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Le vite degli altri

Titolo originale: Das Leben Der Anderen
Nazione: Germania
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 137'
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Cast: Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Ludwig Blochberger, Werner Daehn

Prima di vedere "Le vite degli altri", lessi una recensione che affermava senza mezze misure: "se siete tra quelli che vanno al cinema una volta l'anno, questo è il film che dovete vedere nel 2007". Probabilmente il critico autore di quel giudizio aveva ragione.

Henckel von Donnersmarck ha unito tutti gli ingredienti necessari per realizzare un film che è quasi un capolavoro: sceneggiatura di ferro, personaggi veramente a tutto tondo, ottimi attori, regia classica, suspense da thriller e intreccio da spy-story. Non solo: il giovane autore è inoltre riuscito a evitare tutti gli stereotipi e le tesi preconfezionate. Nel film non c'è una caduta nè una pausa, ogni inquadratura ha un senso e tutte le frasi e gli sguardi hanno un loro perché.

I colpi di scena infatti sono molti e le quasi due ore e venti del film non stancano mai, fino al commovente epilogo dove i due protagonisti del film trovano per un attimo il modo di tornare a comunicare vicendevolmente, seppure indirettamente e a distanza.

Le vite degli altri sceglie di lavorare in pochi ambienti ma di curarli in modo maniacale. Ogni dettaglio è studiato alla perfezione per calare lo spettatore nell'atmosfera disumanizzata e glaciale della Berlino est di vent'anni fa: dalla mobilia ai colori delle pareti, dalle suppellettili ai costumi, dalla freddezza della fotografia alle scenografie anonime e monocromatiche.

Ma la ricchezza maggiore del film è dovuta agli attori (ai quali va riconosciuto anche il merito di aver accettato di lavorare sottopagati e senza garanzie di distribuzione): sono loro a dare ad ogni personaggio quella costante imperfezione che li porta ad accettare il compromesso, a rinunciare persino a un loro pensiero individuale pur di sopravvivere o anche "solo" per mantenere lo stato attuale delle cose.

L'opera del giovane regista tedesco è veramente uno di quei film da non perdere: duro, commovente e intenso. A volergli proprio trovare un difetto, forse un taglio di una ventina di minuti avrebbe potuto giovargli.

Voto: 4½/5
  • 5/10/07 18:39  
    Anonymous Lorenzo ha detto...

    Sì, probabilmente si è trattato del miglior film della scorsa stagione. Difficile non amarlo.



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Smokin' Aces

Titolo originale: Smokin' Aces
Nazione: USA
Anno: 2007
Genere: Azione/Commedia/Drammatico
Durata: 109'
Regia: Joe Carnahan
Cast: Ben Affleck, Jason Bateman, Common, Andy Garcia, Alicia Keys, Ray Liotta, Jeremy Piven, Ryan Reynolds, Wayne Newton, Alex Rocco, Joseph Ruskin, Chris Pine

Se dovessi recensire Smokin' Aces in due sole righe, saprei sicuramente cosa dire. Ovvero che il film non è affatto un capolavoro ma che è decisamente divertente e, grazie al suo ritmo, tiene lo spettatore incollato alla poltrona fino all'ultima scena.

La trama (decisamente esile) può essere riassunta e svelata senza paura di rovinare a nessuno la sorpresa. Il giro della malavita di Las Vegas è scosso da una notizia bomba: Buddy "Aces" Israel, ex showman televisivo ora principe del crimine, messo alle corde dall'FBI, ha deciso di testimoniare contro la propria organizzazione. I più letali killer, assoldati e sguinzagliati sulle tracce di Aces dal boss della mafia locale, si troveranno a tu per tu con un esercito di federali assegnati alla protezione del prezioso testimone.

Questa è l'idea principale del film: far incontrare tutti i criminali più esperti e gli sbirri più in gamba nello stesso posto e stare a vedere che succede. Killer esperti, nazisti completamente fuori di testa, ex poliziotti corrotti, affascinanti assassine sono solo alcuni dei tanti personaggi strambi che sembrano usciti da un film di Tarantino e che prendono parte allo scontro per poter intascare la taglia di un milione di dollari sulla testa (o meglio, sul cuore) di Israel. Non è certo difficile immaginare cosa accadrà ma sicuramente non mancano i presupposti per un paio d'ore di azione e adrenalina, con esplosioni, sparatorie, morti a raffica e un colpo di scena finale davvero ben ideato e assolutamente imprevedibile (la scena conclusiva del film è una di quelle che fanno venir voglia allo spettatore di passare al di là dello schermo per cercare di intervenire e cambiare le cose).

Il risultato è un film eccessivo sia nella caratterizzazione dei personaggi, a volte tanto calcati da risultare macchiettistici (emblematici i tre killer seguaci hitleriani), sia nella quantità di violenza, sangue e sparatorie, veramente spropositata anche se non fastidiosa in quanto davvero poco credibile. A salvare da tanto eccesso e da tanta violenza è infatti il tono ironico con cui il regista affronta la vicenda, come a volerci dire che in fondo anche lui ha voglia di scherzare e di non prendersi troppo sul serio.

L'eterogeneo cast di all star (Ray Liotta, Andy Garcia, Ben Affleck, Alicia Keys, Ryan Reynolds) sembra davvero divertirsi e godere nell'eccedere in ogni scena di questo thriller. E questo non può che essere un bene visto che anche i dialoghi ne guadagnano in furbizia e pungente ironia.

Nel complesso un film abbastanza godibile, purché si accetti di scollegare il cervello per 120 minuti e pensare solo a divertirsi: la tensione resta alta per tutta la durata della pellicola e il prodotto è senza dubbio ben realizzato.

Voto: 3/5


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Finché nozze non ci separino

Titolo originale: Le plus beau jour de ma vie
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2004
Genere: Commedia
Durata: 104'
Regia: Julie Lipinski
Cast: Hélène De Fougerolles, Jonathan Zaccaï, François Berléand, Marisa Berenson, Michel Duchaussoy, Eva Darlan, Alexandre Brasseur, Elise Larnicol, Annelise Hesme, Valérie Donzelli, Stéphane Metzger, Laurent Bateau, Vanessa Valence

Ormai la commedia matrimoniale è diventata un vero e proprio genere di cui "Finchè nozze non ci separino" è soltanto l'ennesima variazione sul tema. Non è quindi difficile prevedere gli sviluppi dell'intera vicenda perché la struttura è quella convenzionale e gli elementi sono quelli classici: la naturale simpatia dei due protagonisti, una parata di comprimari bizzarri e divertenti, qualche gag esilarante, la necessaria parentesi sentimentale e l'immancabile lieto fine (in questo caso però un po' più amaro del solito).

Attenzione però: il film è girato e prodotto in Francia, ben lontano da Hollywood e dal sorriso patinato di Richard Gere. E così capita che sia ravvisabile qualche piccola differenza rispetto al copione classico che ci si potrebbe aspettare. Il film dell'esordiente Julie Lipinski ripercorre infatti i canoni del genere ma lo fa con garbo e brillantezza e soprattutto mantenendo un simpatico cinismo di fondo molto europeo (per non dire tipicamente francese) che preserva lo spettatore dalla melassa che troppo spesso viene riversata in questo tipo di film.

Così, seppure invischiata in una messinscena decisamente banale, la Lipinski grazie a una regia disinvolta riesce a inventare qualche situazione divertente allontanando noia e situazioni già viste e creando un concentrato di buffi dialoghi e situazioni comiche non spiacevole, specie nella prima parte. Inoltre nel tran-tran iperattivo della commedia la regista non rinuncia a sottolineare certe incongruenze delle convenzioni e alcune amare verità sui rapporti di coppia che tante altre commedie nuziali neanche sfiorano, mantenendo la pellicola in equilibrio tra la riflessione sulla coppia odierna e la semplice storia comica.

Nel complesso il film, premiato come miglior film e miglior sceneggiatura alla settima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Milano, è un buon prodotto dalla leggerezza tipicamente francese che riesce comunque a piacere e a raccontarci una godibile favola con la quale non si fatica a passare un paio d'ore in totale relax e divertimento. Carino.

Voto: 3/5


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XXY

Titolo originale: XXY
Nazione: Argentina
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 91'
Regia: Lucía Puenzo
Cast: Valeria Bertuccelli, Ricardo Darín, Inés Efron, Carolina Pelleritti, Germán Palacios, Martín Piroyansky, Guillermo Angelelli, César Troncoso, Jean Pierre Reguerraz, Ailín Salas, Luciano Nobile, Lucas Escariz

XXY è un perfetto esempio di cinema fatto con pochi soldi e una splendida idea: l'esordiente Lucía Puenzo ci racconta la storia di Alex, una bambina ermafrodita quindicenne, alle prese con la scoperta della sua sessualità tra segreti, paure, prese in giro, sofferenza e amore. La regista dimostra non solo grande lucidità ma anche una notevole conoscenza del fenomeno. Il film è molto diretto ma allo stesso tempo sensibile e lascia trasparire con forza la complessità della situazione di Alex che finisce per essere colpevolizzata ed additata di ambiguità non solo dai suoi coetanei ma purtroppo anche da chi dovrebbe invece aiutarla.

La Puenzo riesce nel tentativo di mostrarci senza esibire, di spiegare senza scandalizzare, preferendo gli sguardi alle parole per mettere in scena un dramma personale difficile da raccontare senza rischiare di sfociare in squallido voyeurismo. L'operazione è difficoltosa ma ha successo grazie soprattutto alla poesia intrinseca di alcune scene e di alcuni lunghi e struggenti silenzi.

Forse talvolta un po' troppo didattico, il film ha però dalla sua anche un gran coraggio: la regia è infatti umile ma ambiziosa e affronta senza paura scene molto difficili e forse in alcune occasioni (per esempio nel rapporto sessuale tra Alex e il suo amico, descritto in modo molto semplicistico e sbrigativo) paga un po' questa scelta, che comunque va indubbiamente apprezzata.

Vincitore del Gran Premio della Giuria e miglior film della Settimana della Critica a Cannes 2007, l'opera è interpretata da un cast di attori che affrontano i loro ruoli drammatici in modo estremamente realistico senza abbandonarsi ad enfasi teatrali che male si sarebbero conciliate con le atmosfere e le storie narrate. Su tutti spicca Inés Efron, bravissima nella parte di Alex, capace di emozionare e trasmettere ambiguità e dolore con un solo sfuggente sguardo. Bravi anche gli altri attori, anche se forse alcuni esageratamente calcati fino a diventare quasi macchiettistici (in particolare l'amico gay-confuso-inesperto della protagonista e suo padre, talvolta esageratamente cinico, maschilista e omofobo).

Nel complesso un film molto duro ma sicuramente da vedere, se non altro perché è una delle prime volte (se non la prima in assoluto) che il cinema affronta il tema dell'ermafroditismo, così poco discusso e conosciuto.

Voto: 3½/5
  • 14/7/07 21:34  
    Anonymous Anonimo ha detto...

    >La regista dimostra non solo grande >lucidità ma anche una notevole >conoscenza del fenomeno

    Il film è la trasposizione cinematografica di un romanzo uscito alcuni anni fa: Geoffrey Eugenides, Middlesex, Mondadori. L'autore se non sbaglio ha vinto il Pulizer. Nonostante il volume di 500 pagine e oltre, il romanzo potrai immaginare che si legge con molta facilità. Nel finale ci possano essere alcuni punti passibili di critica - nel senso che l'intreccio narrativo ha alcune lacune secondarie: tipo un personaggio che viene dimenticato per strada... Ma la storia è molto avvincente decisamente. Sul sito dell'ILGA (Europe) per chi può essere interessato si trovano maggiori informazioni sul tema dell'ermafroditismo. Tra parentesi anche una delle storiche rappresentanti dell'associazione, che fu militante a Genova (o Roma?) negli anni '80-'90 è rappresentante della realtà "intersexed". Ciao. M.




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